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Gasolio impuro e inidoneo al commercio. Cosa fare.

Continuano ad arrivare segnalazioni e richieste di assistenza per quanto accaduto nei giorni scorsi nel territorio salentino a causa di una partita di gasolio pare “raffinato male” e quindi non idoneo alla commercializzazione quale combustibile per la circolazione.

La vicenda è nota e riguarda i consumatori che dopo aver fatto rifornimento di gasolio in diversi distributori salentini tra la fine di dicembre e i primi giorni di gennaio, hanno avuto problemi di funzionamento al veicolo se non addirittura l’arresto forzoso che ha comportato l’intervento del carro attrezzi per il ricovero del veicolo in autofficina.

Le prime riparazioni effettuate dalle officine hanno evidenziato guasti all'impianto di alimentazione e filtri intasati. Il tutto dovuto, secondo quanto constatato in molti casi dagli stessi riparatori, alla presenza di ''gasolio impuro'' nel serbatoio e, quindi, nell'impianto dell'auto.

Per avere certezza che quanto accaduto a cosa sia imputabile è necessario attendere gli sviluppi della Magistratura che sta indagando su quanto verificatosi. Tuttavia il recente comunicato stampa da parte di Eni Spa che conferma che il gasolio spedito dalla raffineria di Taranto rispetta tutti i requisiti di qualità previsti, per cui si esclude categoricamente che le presunte anomalie possano essere imputabili alla raffineria” e che “sono tuttora in corso approfondimenti sulla catena di distribuzione a valle per accertare le cause dei disservizi subiti”, lascia aperti molti dubbi sulla vicenda.

Un fatto è però certo. Gli automobilisti hanno subito un danno e hanno diritto ad essere risarciti.

Cosa Fare. Il problema si è verificato dopo il rifornimento per cui sicuramente è colpa del “gasolio” e quindi le responsabilità di quanto accaduto vanno attribuite o al produttore, in questo caso alla raffineria che deve garantire un gasolio privo di impurità (ma Eni ha già detto che è tutto a posto), o al distributore che deve agire con diligenza affinché il prodotto immesso in commercio sia sicuro.

Per cui, nelle more che La Autorità facciano il loro percorso, chi ha subito un danno dopo il rifornimento, può rivolgersi alle sedi di Adiconsum Lecce per essere supportato per inviare quanto prima una richiesta di risarcimento indirizzata al distributore fornitore e alla compagnia petrolifera allegando:

  • Ricevuta del rifornimento effettuato (bancomat/carta di credito/altra ricevuta del gestore);
  • Copia delle fatture per le spese sostenute dal meccanico;
  • Relazione/attestazione del meccanico dalla quale risulti la causa del danneggiamento del veicolo (imputabile alla presenza di gasolio impuro).

Poiché è facile prevedere che i distributori e/o il produttore non cederanno facilmente alle richieste – fatte salve le risultanze d’indagine – occorre essere pronti a intraprendere un’eventuale azione giudiziaria.

In tal caso è anche preferibile che l’automobilista/il meccanico, al momento della riparazione, prelevi in un contenitore sterile, un campione di gasolio dal serbatoio pronto per essere analizzato quale ulteriore prova a vantaggio del consumatore.

Importante è che venga data prova che il danno subito è imputabile a seguito del rifornimento di gasolio a quel distributore.

Adiconsum, che sta valutando la possibilità di intraprendere anche una class action, è pronta a tutelare in ogni sede gli utenti che invita a continuare a inviare le proprie segnalazione alla mail segnala@adiconsumlecce.it