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Negozi Commerciali. Detenzione di alimenti in cattivo stato di conservazione

2827919-spesa1La detenzione per la vendita o per il consumo di sostanze alimentari in cattivo stato di conservazione è punita come reato di pericolo: è sufficiente che il prodotto sia nella materiale disponibilità dell'operatore commerciale (grossista o dettagliante esso sia) che lo fornirà ai consumatori, senza necessità di un'effettiva cessione o un concreto danno alla salute dei consumatori. Il reato si consuma anche con la sola detenzione delle sostanze nel frigorifero posto nel luogo di vendita o di somministrazione del venditore ambulante, sebbene parcheggiato nei pressi dei propri magazzini di deposito. La natura propria di reato non di danno ma di pericolo fa sì che lo stesso risulti integrato anche indipendentemente dall'espletamento di un controllo sullo stato di conservazione del prodotto al momento dell'impiego.

Questa la decisione della Corte di cassazione penale, sezione III, con la sentenza n.45229 del 26 ottobre 2016.

Per cattivo stato di conservazione si intendono le situazioni nelle quali il prodotto sia stato messo in vendita senza l'osservanza delle prescrizioni dettate a garanzia della sua buona conservazione. In particolare, ciò significa irregolare modalità di conservazione delle sostanze alimentari, dunque è irrilevante verificare successivamente se, nonostante le modalità di conservazione, gli alimenti siano o meno genuini.

Il reato analizzato è dunque un reato di pericolo presunto, poiché la legge contempla già a priori una sua pericolosità assoluta, indipendentemente dal verificarsi del pericolo nella realtà. Per la sua configurabilità non richiede:

• l'avvenuta vendita o somministrazione al consumatore;

• l'accertamento concreto dell'alterazione del prodotto;

• un reale danno alla salute dell'acquirente/consumatore.

Si consideri poi che le argomentazioni difensive fondate sul fatto che, all'atto del controllo da parte della polizia giudiziaria, egli stesse unicamente conducendo l'automezzo e non detenendo per la vendita la merce trasportata, sono state completamente disattese. Infatti, anche se non era stato materialmente colto nell'atto di vendere i prodotti ittici, due erano state le circostanze che secondo la Suprema corte non sono affatto trascurabili, e cioè:

• la notevole quantità e qualità di prodotto detenuto dal soggetto;

• il possesso da parte sua di una bilancia, che attestava chiaramente la destinazione alla vendita della merce collocata sul suo automezzo.

Adiconsum raccomanda i consumatori a prestare massima attenzione e controllare durante l'acquisto di prodotti alimentari la scadenza del prodotto e la presenza di eventuali tracce di muffe o altre tracce di cattivo stato di conservazione eventualmente presenti sugli scaffali dei negozi commerciali e a segnalare tempestivamente documentando l'accaduto, all'associazione dei consumatori e ai Carabinieri.

Fonte: Il Sole 24 Ore